La stanza

La pareti sono color lavanda, lisce, la vernice è stata stesa con molta cura. Le scruto attentamente, muovendomi parallelamente a loro, percorrendone la superficie col palmo della mano aperta, alla ricerca di piccole asperità, o di crepe, o di qualche altra imperfezione, ma non ne trovo. Senza dubbio l’imbianchino che ha lavorato qui sapeva il fatto suo. Continua a leggere

Come la prima volta

Penso spesso di uccidermi.
Ogni volta che mi affaccio da un finestra o da un terrazzo o comunque da una certa altezza, una vocina dentro di me mi sussurra: “Dai buttati”. Allo stesso modo ogni volta che, come adesso, sono sul binario di una stazione, in attesa di un treno, se ce n’è uno in transito la solita vocina mi chiede se non vorrei fare un passo oltre il marciapiede, subito prima che passi il locomotore. Continua a leggere

L’innamorato alienato

Descrivere cosa provasse per Lei non è esercizio adatto ad esser risolto col linguaggio.
Si sarebbe costretti ad usare parole come amore.
O fede.
O devozione.
O altri vocaboli come questi; parole il cui suono, la cui forma resta comunque troppo distante da ciò che vorrebbero significare.
L’unico modo per cercare di spiegarlo è dire cosa, per Lei, avesse fatto. Continua a leggere

Rumore

Il vento di maestrale trascina via le nuvole della tempesta; passano velocemente, si sovrappongono e si separano, lasciando intravedere squarci d’azzurro intenso. Cade ancora qualche goccia di pioggia.
Cade e si asciuga, non lascia traccia. Passa.
Passa quasi ogni cosa, il maltempo, gli anni, le ferite. Quello che non passa è il ricordo.
Forse l’ho sentito dire proprio da te: i cattivi ricordi avvelenano tutto, perfino l’amore.
Non pensavo che fosse vero. Non così tanto. Continua a leggere