Finalmente è Natale

Erano circa le dieci del mattino del 25 dicembre, quando il portone di casa mi si richiuse fragorosamente alle spalle. Sopra la mia testa si stendeva un’unica enorme coperta di nuvole scure e fredde.
Feci la strada dal mio palazzo alla chiesa con il naso all’insù cercando di fiutare le intenzioni del cielo.
Era il 1992 e avevamo tutti tra i quattordici e i sedici anni. Continua a leggere

Il posto vuoto

L’ultima volta che l’ho visto indossava un maglione di lana rossa che gli fasciava vistosamente la pancia, dei jeans larghi e sformati, scarponi da trekking marroni e il solito berretto con la visiera. Sul berretto era stampato in rilievo il nome di una squadra americana di baseball.
Sedeva in un posto vicino al finestrino, immobile, con le mani aggrappate al sostegno del seggiolino di fronte, senza fare niente. Scrutava incessantemente lo spazio intorno a sé, con tutti i nervi in stato di allerta. Studiava gli altri passeggeri, come sempre.
Sapevo bene cosa stava per fare. Aspettavo. Continua a leggere

Il puzzle

Ascolta, è soltanto una vecchia storia.
Dicono che se salissi in soffitta e cercassi bene, sul fondo di un vecchio baule, potresti trovare una piccola scatola in legno di quercia, sta lì da chissà quanti anni.
Se la prendessi e soffiassi via la polvere e poi la aprissi scopriresti che contiene i pezzi d’un puzzle. Continua a leggere

La stanza

La pareti sono color lavanda, lisce, la vernice è stata stesa con molta cura. Le scruto con attenzione, muovendomi parallelamente a loro, percorrendone la superficie col palmo della mano aperta, alla ricerca di piccole asperità, o di crepe, o di qualche altra imperfezione, ma non ne trovo. Senza dubbio l’imbianchino che ha lavorato qui sapeva il fatto suo. Continua a leggere

Come la prima volta

Penso spesso di uccidermi.
Ogni volta che mi affaccio da un finestra o da un terrazzo o comunque da una certa altezza, una vocina dentro di me mi sussurra: “Dai buttati”. Allo stesso modo ogni volta che, come adesso, sono sul binario di una stazione, in attesa di un treno, se ce n’è uno in transito la solita vocina mi chiede se non vorrei fare un passo oltre il marciapiede, subito prima che passi il locomotore. Continua a leggere