Ikea

Ogni volta che son stato all’Ikea
ho visto cose
che mi han segnato profondamente,
ho visto persone
che non avevano nessun desiderio
di essere lì
che si odiavano l’uno con l’altra
per essersi condotti a vicenda
tra bagni, letti e soggiorni
appartenenti a nessuno e mobili
così facili da comprare
così difficili da montare.
Se Dante dovesse oggi riscriver l’inferno
Io ci scommetto, un girone
lo ambienterebbe all’Ikea.
Vi vagherebbero in un doloroso
eterno
sabato pomeriggio
anonime coppie dannate
intente a misurare col metro
armadietti laccati, sempre
un centimetro troppo larghi.
Ci potresti vedere Paolo
seguire curvo e sbuffante Francesca
irritata
del suo scarso entusiasmo
che a dar baci che costano la dannazione
son buoni tutti, ma a dare
una mano per sceglier le tende di sala no,
quello no.
E ci sarebbero i Borgia al completo,
dall’ultimo al primo.
Li vedresti vagare, privati
di ogni veleno
di qualunque potere,
cercare smarriti
scaffali perduti
E ovunque vedresti
demoni freddi
stanchi e scazzati, recitanti
litanie antiche e malvagie
composte
di maledette parole
come Billy, Bygel,
Dragan, Bolmen, Gruntdal!
Io, anche a sforzarmi,
ma sforzarmi tanto, ma
tanto, faccio fatica
a immaginare un orrore
che possa esser peggiore.
E perciò, amore mio amore
perdonami, adesso
o almeno
cessa di serbarmi rancore
se l’ultima volta che ti ho sentita pregare
me
di portarti all’Ikea
ti ho risposto:
Vai all’inferno!
Alla luce di quello
che ti ho appena detto,
puoi facilmente capire
che si è trattato soltanto
di uno spiacevole
malinteso.

af

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