La dittatura

E poi ti manderò in esilio,
via da me, dai miei sogni.
E ucciderò il desiderio
che siano i tuoi passi
i passi giù in strada,
spezzerò la speranza
che tu possa venire
ancora da me, il ricordo
di quando a occhi chiusi venivi
ancora per me,
non per altri.
Innalzerò muri alti
per proteggere le mie frontiere
per tenerti fuori dai vasti confini
del mio dolore.
E ovunque invierò delle truppe
di soldati biondi con il tuo volto
e i miei occhi, con l’ordine
di bruciare tutti i quaderni
in cui avevo scritto la storia
di me e di te. Poi
stillerò lunghe liste
di parole proibite, con tutti
i tuoi soprannomi, e dei bigliettini
colorati che mi scrivevi
riempirò anonime fosse
e prigioni delle coccinelle
che spesso
ti si posavano addosso.
E poi
quando infine non avrà più avversari
questa dittatura trionfante
di solitudine, quando
non sarà più possibile
anche solo pensare
al passato, a tutto
quello che è stato, allora
e soltanto allora
capirò
per la prima volta davvero
quanto ti ho amata.

af

2 pensieri su “La dittatura

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.