La spiaggia (Sua Maestà e Scovolino)

In pausa pranzo
stavo mangiando
in spiaggia un cosciotto
di pollo con le patate
lo avevo comprato
in un posto chiamato
l’Estasi Del Gusto.
Era brutto tempo, il cielo
era grigio,
il mare agitato,
la spiaggia deserta,
il pollo buono, le patate
così così.
Troppo salate.
Ero contento, però
avevo voglia di stare da solo.
Gli altri esseri umani
non li sopporto, non riesco
a parlare di niente con loro,
non abbiamo
nulla in comune e sforzarmi
di fare conversazione
per quieto vivere mi deprime.

Mangiando mi è caduta
in mezzo alle gambe
una patata.
L’ho presa e gettata più in là.
È atterrato un piccione,
aveva piumaggio splendente,
cosa rara per un piccione,
aveva aspetto regale, così
l’ho chiamato Sua Maestà.
Ha preso
a beccar la patata.
Più che beccate erano morsi
violenti e voraci.
L’ha finita in un lampo.
Un’altra gliene ho lanciata.
Ha finito anche quella
sempre in un lampo.
Ho pensato fosse dura
la vita del piccione.
Gliene ho tirate cinque o sei
s’è messo a beccare d’impegno

È atterrato
un altro piccione, più piccolo
rachitico, spiumato sembrava
uno scovolino.
L’ho chiamato così: Scovolino.
S’è avvicinato
a una patata. Sua Maestà
s’è allora gonfiato
tutto è scattato
a testa bassa
isteriche zampettate
verso il suo simile.
Quello è scappato, zampettando anche lui,
l’altro dietro.
Correvano in tondo
in cerchi sempre più larghi
come i vagoni d’un treno di legno
trainato da un bambino fantasma.
Sua Maestà non voleva che Scov
(è l’abbreviazione di Scovolino)
mangiasse le sue patate
anche se Scov
era visibilmente più bisognoso.
Ho urlato: “che stronzo
che sei, Sua Maestà!
tu ne hai cinque, lui
neanche una!
Non lo vedi che ha fame?”
Non son stato ascoltato.

Ho aspettato che Scov
si fosse allontanato
abbastanza
da non venir più inseguito,
quindi ho lanciato
verso di lui una patata,
Sua Maestà
stava beccando una delle sue cinque
è partito lo stesso
di corsa.
Scov è scappato
Sua Maestà si è mangiato
pure quella patata.
Sembrava andarne fiero.
Io ero incazzato nero!
Adesso basta, ho pensato
mi sono alzato
volevo punire l’avidità
e la prepotenza di Sua Maestà.
L’ho scacciato agitando le braccia
ho guardato Scovolino
gli ho sorriso, avevo
fatto giustizia, adesso poteva
mangiar
tutto quel che voleva
lo avrei protetto io.
È volato via anche lui
in ottemperanza
a una qualche forma autolesionistica
di solidarietà picciona.
Gli ho urlato: “No, non hai capito!”
Ma non mi ha ascoltato
nemmeno lui.

È uscito un raggio di sole
Sua Maestà e Scov sono spariti nel cielo.
Io ero a terra
solissimo, contemplavo
la spiaggia deserta, l’orrenda
consapevolezza di quanto sia triste
l’incapacità
di comunicare

af

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