Topo

Quando ero piccolo
nel mio quartiere
periferia della periferia
della provincia italiana
fiorivan miriadi
di leggende metropolitane.
Il coccodrillo
bianco, l’autostoppista
fantasma, la tipa
che ti scriveva benvenuto nell’aids
sullo specchio, eran tante
e quasi tutte tremende, ma
la più tremenda tra tutte
per noi piccoli era
la leggenda metropolitana delle Big Babol
che fossero fatte
col grasso di topo.
Se a quei tempi qualcuno
ti vedeva
masticare una gomma
fare palloni
subito ti chiedeva: “è una Big Babol?”
E se tu rispondevi di sì
quello sbiancava e gridava: “Che schifo!
Ma non lo sai che le fanno
col grasso di topo?”
E se tu gli dicevi: “ma no!”
Lui rispondeva: “sì, sì”
E se tu gli dicevi: “impossibile”
Lui rispondeva: “ti giuro!”
E se tu gli dicevi: “dimostralo”
Lui ti toglieva
il pacchetto di mano, indicava
un ingrediente, di solito
la lecitina di soia, e diceva:
“visto?”
Quando è successo a me
Lui
era un ragazzino biondo di undici anni
di nome Franco
che già prima di tutta ‘sta storia, così a sensazione,
mi stava sui coglioni di brutto.
Quando è successo a me
io
mi sono sentito malissimo
Perché mangiavo grasso di topo e mi piaceva
e soprattutto perché ero ignorante,
che a sentire Franco pareva
lo sapessero tutti
che le Big Babol eran fatte coi topi.
Io no.
Ora, pensai,
si sarebbe sparsa la voce
che ero un depravato
che masticava i topi
che ci soffiava dentro
per fare palloni
e si faceva scoppiare in faccia
budella appiccicose di ratto.
Ne avrebbe parlato
tutto il quartiere,
poi i giornali, la tele.
Sarebbero venuti a prendermi
i carabinieri
o l’esercito
o la cia.
Pensai di fuggire
via
e chiedere aiuto
alle sole persone che al tempo
ritenevo
potessero capire i miei gusti:
i Visitors.
Anche se loro
erano alieni e parlavano
con quell’accento un po’ strano
e mi facevano pure un po’ schifo
e paura
con quella pelle diversa, squamosa
subdolamente nascosta
sotto la pelle normale.
E poi loro i topi
(lo avevo visto in tv)
li buttavano giù tutt’interi.
Non come me,
che li tenevo un po’ in bocca
e quando non avevano più sapore
li sputavo per terra
o li appiccicavo a un banco.
I Visitors, questa cosa
m’è venuto il sospetto,
l’avrebbero trovata sicuramente
una mancanza di rispetto.
Allora poi da loro
non ci son mica andato.
A casa sono restato, in attesa
ma con mia grande sorpresa
ma non sono venuti a prendermi i carabinieri
non è venuto l’esercito
non è venuta la cia.
E comunque quello che mi aveva accusato
di rattofagia, Franco
tempo dopo l’ho visto
al bar del circolo arci del mio quartiere.
In piedi, nervoso
accanto a un tavolo con quattro vecchi
che giocavano a scopa,
bestemmiando ferocemente.
Aspettava che uno dei vecchi, suo nonno
facesse una presa
buona per chiedergli
mille lire.
L’ho seguito e ho scoperto
che con quei soldi lì Franco
ci comprava le Big Babol.
Il mio odio per le sue delazioni
s’è sciolto di colpo e ho sentito
di volergli un gran bene.
Forse era solo che allora
non avevamo ancora
abbastanza coraggio
per confessarci la verità l’un l’altro.
Una verità troppo grande
per dei bambini.
Per quanto gli altri
siano diversi da noi, in usi e costumi
per quanto possano non piacerci
non dobbiamo mai
giudicarli.
I Visitors
facevano schifo, sì,
ma erano loro
ad avere ragione:
è buonissimo,
il topo.

af

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