Il puzzle

Ascolta, è soltanto una vecchia storia.
Dicono che se salissi in soffitta e cercassi bene, sul fondo di un vecchio baule, potresti trovare una piccola scatola in legno di quercia, sta lì da chissà quanti anni.
Se la prendessi e soffiassi via la polvere e poi la aprissi scopriresti che contiene i pezzi d’un puzzle.
Se poi volessi comporlo, quel puzzle, disponendo le tessere sul tavolaccio che sta davanti all’abbaino, vedresti comporsi pian piano, davanti ai tuoi occhi, la figura d’un mezzobusto femminile.
Hai una discreta cultura, perciò osservandola capiresti che è l’immagine di un dipinto, un Modigliani.
Ti ricorderebbe qualcosa di già visto e alla fine realizzeresti che si tratta di un ritratto di Jeanne Hébuterne, ma nessuno dei conosciuti.
Terminati i pezzi ti renderesti poi conto che ne mancano alcuni, l’immagine sarebbe incompleta.
Di quei pezzi non si sa nulla di certo; qualcuno dice siano andati perduti, qualcuno che non siano mai esistiti.
Tutti i pezzi mancanti farebbero parte del lunghissimo collo della donna.
Visti alla prima luce del giorno, quei buchi, ti sembrerebbero dei piccoli baci, penseresti così.
Se fossi lì, in quel momento vedresti il volto raffigurato chiudere le palpebre dei suoi occhi mancanti e inclinare leggermente la testa.
Allora e solo allora, potresti scegliere di completare tu l’immagine, mettendo i tuoi baci al posto delle tessere mancanti.
Se lo facessi, dicono, ti sentiresti felice, sereno ed intero.
Non durerebbe molto, però. Giusto il tempo che il sole ci mette a nascere.
Poi l’immagine tornerebbe quella di un noto ritratto di Jeanne, la luce tornerebbe la luce di ogni giorno nel mondo, il puzzle tornerebbe ad essere soltanto un puzzle completo, e tu, tu ti sentiresti come se ti mancasse un pezzo.
Così dicono.
Ma è soltanto una vecchia storia.

af

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