Neurotossina

Sono seduto nello scompartimento di un intercity, diretto a Genova, quando mi rendo conto che ho bisogno di abbracciare qualcuno.
All’improvviso, nel beccheggio ferroso del treno, schiacciato dal buio che preme oltre i finestrini, chiuso in uno spazio estraneo, comprendo chiaramente che non riuscirò ad arrivare al termine del mio viaggio, se non abbraccio qualcuno. So con assoluta certezza che se non lo faccio molto presto i miei polmoni si bloccheranno, indurendosi come cemento all’aria. E io morirò.
Morirò di solitudine.
La solitudine è il morso di un cobra, una neurotossina.
Nel corridoio non c’è nessuno.
Allora guardo le persone che dividono lo scompartimento con me.
Vicino al finestrino un uomo grasso e una donna dormono. Sono marito e moglie, alla mano sinistra di entrambi brilla la stessa fede. Lui russa.
Non posso abbracciarli.
Nei due posti mediani c’è un’altra coppia. Due ragazzi. Leggono tutti e due. Quello accanto a me “Resistere non serve a niente” di Walter Siti. L’altro una raccolta di fumetti di Topolino. Gold Edition c’è scritto sulla copertina. Ogni tanto ride, allora si sporge in avanti, volta il libro e mostra all’altro la sequenza di vignette che l’ha divertito. Quello la guarda e poi sorride, fissando il suo compagno negli occhi. Quindi torna al suo libro.
Non posso abbracciare neanche loro.
Eppure se non abbraccio qualcuno muoio, ne sono sempre più certo. Sento il veleno che mi si allarga nel sangue, comincio già a percepire la fatica nel respirare, l’aria che fa resistenza nella gola, i colpi del cuore che si fanno più lenti e pesanti.
Se non stringo un altro essere umano, penso mentre il sudore mi si gela addosso, se non chiedo aiuto, se non mi affido completamente a qualcuno, anche solo per un secondo non finirò mai questo viaggio.
Basterebbe poco per salvarmi, ma i signori vicino al finestrino dormono ancora. Lei nel frattempo è scivolata di lato, è finita col viso dietro la giacca appesa al gancio sopra la sua testa, lui russa ancora più forte. Più in alto, sul portapacchi, hanno grandi valigie. Stanno facendo un lungo viaggio, devono essere molto stanchi.
I ragazzi continuano a leggere, ad amarsi sopportandosi.
Non mi va di disturbare la gente che legge o di svegliare la gente che dorme; detesto quando lo fanno con me. Non posso farlo. Non posso.
Amarsi è sopportarsi, penso mentre i respiri mi si fanno caotici.
Non abbracciare nessuno è morire.
Ho caldo e freddo allo stesso tempo. Ho i brividi.
Il posto davanti a me, l’unico che non ho ancora guardato, è vuoto.

af

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