Luigi

La mattina sono sempre molto distratto. Sarà la poca voglia d’andare in ufficio, sarà la noia che invariabilmente provo sugli autobus, o il sonno ancora appiccicato alla pelle, fatto sta che il mondo che mi ondeggia attorno, dentro il Quarantadue, sballottato tra una frenata e un’accelerazione, io lo percepisco a stento. Continua a leggere

Sala d’attesa

Siamo tutti in attesa, tutti in silenzio.
È mattina presto, ma c’è già molta luce. Me ne sto seduto senza niente da fare, aspettando, guardandomi intorno.
La donna davanti a me addenta a piccoli morsi una brioche. Il sacchetto di carta che la contiene scrocchia, l’odore morbido della crema pasticcera si diffonde nello spazio circostante. Continua a leggere

Morgana

Aveva appena smesso di piovere, una delle prime piogge consistenti d’autunno. Le gocce pesanti avevano lasciato sull’asfalto una patina d’acqua, che stendendosi su tutto – strada, auto parcheggiate, passeggiata e villette – pareva porre definitivamente fine all’estate. Il cielo, nello spazio vuoto tra il bordo frastagliato delle nubi ormai scariche e la superficie del mare, aveva preso una tonalità giallastra, da tempesta di sabbia. L’autobus procedeva lentamente, quasi svogliato, nel traffico intenso delle otto di mattina. Continua a leggere

Il posto vuoto

L’ultima volta che l’ho visto indossava un maglione di lana rossa che gli fasciava vistosamente la pancia, dei jeans larghi e sformati, scarponi da trekking marroni e il solito berretto con la visiera. Sul berretto era stampato in rilievo il nome di una squadra americana di baseball.
Sedeva in un posto vicino al finestrino, immobile, con le mani aggrappate al sostegno del seggiolino di fronte, senza fare niente. Scrutava incessantemente lo spazio intorno a sé, con tutti i nervi in stato di allerta. Studiava gli altri passeggeri, come sempre.
Sapevo bene cosa stava per fare. Aspettavo. Continua a leggere